I veicoli aziendali: le imposte sul reddito
Ai fini delle imposte sul reddito, la disciplina introdotta dalla Legge n. 449 del 1997 ha apportato numerose e rilevanti novità in materia di costi e quote di ammortamento relativi ai mezzi di trasporto utilizzati nell’esercizio di imprese, arti, professioni.

È stato eliminato ogni riferimento alla cilindrata del veicolo (la normativa precedente distingueva tra autovetture di cilindrata superiore o meno ai 2000 centimetri cubici se con motore a benzina ovvero a 2500 centimetri cubici se con motore diesel). Tutte le tipologie di spese relative ai veicoli (impiego, custodia, manutenzione, riparazione ecc.) sono state unificate ed hanno tutte il medesimo trattamento tributario. La deducibilità dei costi relativi ai mezzi di trasporto espressamente indicati nell’art. 164 del TUIR varia in relazione al tipo di veicolo e all’utilizzo che ne viene fatto; in particolare è possibile distinguere mezzi di trasporto i cui costi sono integralmente deducibili e altri i cui costi sono parzialmente deducibili.

Tutte le spese relative ai veicoli non disciplinati dall’art. 164 sono integralmente deducibili purché sia rispettato il principio dell’inerenza. Il costo è inerente quando si riferisce (cioè, attiene) all’attività di impresa e/o di lavoro autonomo concretamente svolta; non è inerente ed è quindi indeducibile quando soddisfa un bisogno “personale” dell’imprenditore o professionista.

Un notaio, ad esempio, non potrà mai dedurre, nemmeno parzialmente, i costi per l’acquisto e l’uso di un autocarro in quanto non è possibile riscontrare un rapporto di stretta inerenza tra l’attività svolta e l’acquisto effettuato.

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